Nel 1983 avevo appena terminato la 1a media, e sognavo di ritornare in Sardegna terra della mia mamma speravo di rivedere i miei cugini ma purtroppo non era possibile, cosi ascoltando “Spiagge ” canzone di Renato Zero capivo che un’altra estate assolata l’avrei dovuta passare a Genova. Tutto sommato non era male, rimanere in città, in fondo sarei rimasta con le mie cugine, Barbara e Sonia, e mia sorella Simona a giocare con le bambole, o le barbie, e poi c’era anche Valentina una bimba bellissima con lentiggini e capelli rossi, che stava di fronte alla nostra porta di casa sul pianerottolo. Abitavamo entrambe al sesto piano, e quando ero ingessata ricordo che mio padre e mia madre, mi portarono in braccio, poi piano piano, tolti i gessi, salivo i gradini della scala uno a uno ed ero estremamente felice, per quei piccoli risultati ottenuti. La mattina del 22 giugno sinceramente non mi ricordo dove fossi, ma le mie cugine erano sempre con me, loro sarebbero partite ad agosto per la Sardegna, loro l’hanno sempre amata come me; mio zio lavorava all’Italsider, mia zia era casalinga pero’ cuciva i vestiti, ricordo quando alla recita di Natale del 1979, fui scelta dalla maestra e dai compagni a impersonare la Madonna, mia zia mi fece un vestito azzurro cielo e fui pronta per la recitazione. Manuela Orlandi, Cittadina Vaticana sparì proprio il 22 Giugno 1983; nessuno di noi conosceva questa ragazzina ma ad un tratto fu come se fosse una parte del nostro universo adolescenziale. Tutte noi in fondo saremmo potute essere Emanuela, con i propri sogni , e le nostre speranze, però noi non eravamo lei. Quando penso a Emanuela, mi si stringe il cuore, e subito mi viene in mente la sua mamma che aspetta da 41 anni il suo ritorno; ecco ad esempio in questo momento che sto’ scrivendo , vorrei essere con Lei, con suo Fratello Pietro e le sue sorelle, e vorrei dire a tutti voi che questa storia mi ha preso l’anima, e ogni volta che arriva il suo compleanno a lei penso intensamente. “Mi chiedo ” Emanuela dove sei perchè non chiami perchè non senti, noi siamo tutti qui nella speranza di un tuo cenno, un segnale, che possa farci capire che ci sei, che non sei scomparsa. Mi manchi tanto cara Emanuela, non ti ho conosciuta, ma ti conosco, per qualche segno del destino si. “Vorrei dolce mamma Maria poterti abbracciare’ ma non posso venire a Roma , almeno non per ora, e chissà magari un giorno ci riusciro’ , “Non so’ se mi verra’ facile parlarti cara Mamma Maria, ma io sono qui e ti penso, come penso a Emanuela, a Pietro, che con la sua forza non ha mai perso la speranza di poterti in qualche modo ridarti quel sorriso: il sorriso di una mamma che aspetta il ritorno del Suo Angelo.
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