Non so’ se sono brava a scrivere, ma’ in ogni cosa che sento ci metto il cuore. Le persone che mi conoscono questo lo sanno, ma’ c’e’ anche chi dice sempre: Katia o si ama, o si odia. Certo la mia condizione di disabilità fisica mi ha impedito molte cose, e avrei voluto volare di più e probabilmente se fossi riuscita a volare più in alto, oggi sarei maggiormente odiata per questo scrivo ciò che sento, e come dice una canzone, non avrei potuto far carriera nel giornale della sera, e sarei finita in galera. Non sò tacere, e un mio pregio, o forse difetto, però sono orgogliosa di come sono nessun compromesso, perchè amo l’onestà quindi non ho avuto fortuna in campo giornalistico, ma fiera di me sempre e comunque. Nel 1979 avevo 7 anni, ricordo che con tutta la famiglia, aspettavamo di vedere la 1ma e mitica puntata di Fantastico per me la più bella in assoluto, Sapete perchè? C’era lei, Loretta Goggi, cantante, attrice imitatrice, e immensa. Appena la vidi mi innamorai della sua voce, ancora non sapevo che avesse fatto altre cose , ma rimasi folgorata da lei, una amica di mia mamma mi regalò una cassetta che io poi ascoltandola e ascoltandola, smagnetizzai, in seguito però mio marito, mi regalò tutta la sua discografia ed anche alcuni sceneggiati Rai. La mia canzone preferita è Il mio prossimo amore, lo sceneggiato preferito E le stelle stanno a guardare. Anche da piccola immaginai di intervistarla, continuando a sognare. Nel 1981 al Mayer di Firenze feci la prima operazione per poter camminare, venne fatto l’allungamento del tallone di achille per potermi mettere in piedi, vidi parecchie sofferenze all’interno di quell’ospedale, ma’ feci anche amicizie, a tutti noi mancava casa, fratelli, sorelle ogni tanto ci facevano stare insieme ai nostri genitori, che avevano una stanza a parte, e ogni tanto quando piangevamo li chiamavano sentivamo il dolore ovunque, e se avessimo potuto, ci saremmo strappati i gessi ma’ non si poteva, era come se fossimo guardati a vista. Ma’ ve lo assicuro ho visto delle cose in quell’ospedale che nemmeno vi immaginate. Una sera, arrivò un bimbo, che si era tagliato il braccio per andare incontro al padre che era appena rientrato dal lavoro, lo misero a fianco a mè . mi girai dalla parte opposta del letto, per non vedere quello scempio, si era tagliato il braccio picchiando contro la vetrata di una porta, non avevo paura, ma’ mi fece male, pensavo a casa, non vedevo l’ora di tornare, mi mancava mio fratello, il mio mito, lo adoravo, eravamo sempre insieme. Le mie sorelle erano tutto, si litiga si sà ma quando sei lontana ti cerchi. Quando cominciai a camminare, dopo la prima operazione, mio fratello mi portava ovunque, al mare al cinema, e conobbi tutti i suoi amici, che per loro ero come una mascotte. Con mio fratello ci sono 12 anni di differenza, quindi posso dire di essere cresciuta con i grandi, e con lui guai se usavo le stampelle, camminavamo sempre mano nella mano, e mi faceva stancare.
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