Quando fui in cura dalla psicologa, mi chiese quale fosse la cosa che mi mancava di più, ed io senza esitare risposi: Mi manca un figlio, . Ricordo che mi guardo’ con commozione, come una madre guarda la propria figlia, ma ricordo che le dissi anche che avevo voglia di gustarmi un gelato, e le chiesi se potessimo uscire per mangiarcelo, volevo mangiarlo con lei, mi sentivo al sicuro, quella donna piccola, minuta mi ascoltava, mi capiva. Uscimmo dalla Asl e ci prendemmo questo gelato, continuai a parlare a raffica, e gli dissi anche che nella vita, sarei voluta diventare Giornalista, ma che la mia mamma, condizionata dalle Assistenti Sociali, si arrese dicendomi che soldi non ce n’erano. Cosi decisero che era meglio per me iniziare un corso di Segretariato Aziendale. Lo feci ma non ero contenta, forse a 14 anni ancora dai retta agli adulti, ma credetemi sarei andata avanti per la mia strada se non mi avessero frenato. Come quando mi dissero, che un Diversamente abile non puo’ lavorare, e su questo ce ne sarebbe da dire, ma in un altro momento. Comunque , se il destino non mi avesse fatto percorrere altre strada avrei voluto fare l’inviata di Guerra , seguo molto la pagina Estera, avrei voluto andare nelle zone più calde del Pianeta, raccontando ogni giorno la cronaca quotidiana, cio’ che accadeva. Mio marito scherzando ogni tanto mi dice , “se vuoi ti invio io…” Ma anche andare ogni giorno in onda, dicendo il Telegiornale che felicita’ sarebbe stata poterlo fare. Nel 2013 ero a Sassello, in un ristorante Hotel, scrissi alle varie Redazioni di Genova e non solo, dicendo, che mi piace scrivere, e come ho detto prima che sarei voluta diventare una giornalista.
Ricordo che nessun Diettore delle varie testate Giornalistiche mi prese in considerazione , tranne uno. Dino Frambati che all’epoca era Direttore del Gazzettino Sampierdarenese mi diede una possibilita’. Mi rispose dicendomi che gli avrebbe fatto piacere conoscermi, e che avrei potuto scrivere sul Gazzettino Sampierdarenese, gratuitamente come tutti gli altri che vi scrivevano, e vi scrivono ancora;
Frambati ha sempre capito
la disabilita’ che era anche nella sua famiglia: se non ricordo male, aveva la cognata, la moglie del fratello, che era persona disabile. Dandomi, quella opportunita’ mi disse anche: chi meglio di te puo’ parlare sul Sociale?. Iniziai e per 3 anni scrissi; la prima cosa che mi insegnò fu che prima di scrivere un articolo bisognava accertarsi che la notizia fosse realmente vera, perché sarebbe bastato un piccolissimo errore per mandare a quel paese tutto quanto. La fonte doveva essere giusta esatta, altrimenti….. L’articolo non sarebbe potuto andare in stampa, e a farlo comunque si sarebbe potuto rischiare anche una denuncia. Mi ha insegnato tanto Frambati, e mi ha dato fiducia, questo non potro’ mai dimenticarlo. “Finche’ io ci saro’ tu ci sarai”, fu questa la frase che mi rimase impressa per parecchio tempo, Quando decise di lasciare, la redazione io scrissi ancora per un po’ ma’ mi resi conto in seguito che dovevo ancora una volta ritrovarmi, era caduta mia suocera, siamo stati io e mio marito parecchio accanto a lei, e per me’ non e’ stato facile, sarei voluta tornare subito a casa, ma’ mio marito arrivava prima di tutti gli altri, e anche se ogni giorno mi dicevo… BASTA! eravamo sempre l’uno accanto all’altra.
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